Il termine Zappiens, nella locuzione “Homo Zappiens”, è stato coniato dal professore Wim Veen, docente della University of Technology di Delf in Olanda per indicare le nuove generazioni che, nate e cresciute nell’era digitale, imparano in modalità multitasking. Secondo alcuni studiosi della comunicazione come Alex Pentland del Mit di Boston o Takeshi Natsuno dell' Università di Yokohama non si tratta solo di un diverso stile di apprendimento, ma di una condotta che produce lievi modificazioni nei lobi frontali della corteccia cerebrale, rilevabili clinicamente attraverso la risonanza magnetica.

E’ ipotizzabile, secondo alcuni neuroscienziati riuniti al 40° Forum di Davos del 2010, un processo che sta assumendo le caratteristiche di un vero e proprio cambiamento antropologico: il passaggio dall' homo sapiens all' homo zappiens.

Pertanto, ai cambiamenti già in atto nel mondo prodotti dal fenomeno della globalizzazione, vanno associati quelli derivanti dallo sviluppo delle tecnologie digitali. Il radicale rinnovamento di procedure tradizionali messe in crisi da nuovi saperi, sofisticati strumenti e paradigmi organizzativi (velocità dei processi, modalità di trasmissione di conoscenze e di dati) caratterizza la società moderna con un rilevante impatto che tali fenomeni hanno a livello economico soprattutto dal punto di vista dello sviluppo e dell’occupazione.    

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